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Boca, Piemonte: tutto quello che devi sapere

Tra tutte le denominazioni dell’Alto Piemonte il Boca è quella che, in un passato non troppo remoto, ha visto la seria possibilità di sparire e, in tempi più recenti, la più emozionante delle rinascite.
Ancora oggi la superficie vitata nel territorio pertinente non raggiunge i 40 ettari. Le foto aeree mostrano che le nostre vigne sono poco più che radure che si aprono in mezzo ai boschi.

 

boca piemonte: dove si trova

Boca, in Piemonte: dove si trova

 

BOCA PIEMONTE: LA STORIA

Il massimo “spopolamento” del Boca è avvenuto tra il 1950 e il 1990, quando la superficie complessiva dei vigneti scese al di sotto dei 10 ettari. Sono numeri che fanno impressione, soprattutto se si considera che a fine ‘800 l’Alto Piemonte nel suo complesso poteva contare su circa 40.000 ettari di vigneti, ponendosi come la principale zona vitivinicola dell’intera regione.

 

 

boca piemonte filari vino

 

Il motivo principale che spinse progressivamente tanti contadini ad abbandonare la terra fu la forte industrializzazione che caratterizzò, fin dal dopoguerra, le nostre zone.
Biellese e Valsesia sono divenute patria del tessile d’alto profilo e da esse sono emersi marchi come Zegna, Loro Piana, Ilorini. Ai piedi dello spartiacque che divide la Valsesia dal lago d’Orta s’installava e cresceva la Maglieria Ragno, vera e propria “Fiat” dell’abbigliamento intimo.
Infine, nella zona lacustre prendeva avvio l’industria della siderurgia applicata, dalle valvole industriali agli accessori da cucina. Nomi come Alessi, Bialetti, Lagostina fanno ancora oggi parte della storia più nobile dell’industria e del design.

L’attrazione dello stipendio fisso e di un nuovo benessere al quale in molti potevano ormai aspirare andò a scapito di un lavoro che richiedeva dedizione costante e grande fatica e il cui risultato era messo ogni anno in forse dalle condizioni meteorologiche e delle tante malattie che minacciavano la vite.

Dopo le crisi industriali e finanziarie che hanno sconvolto il mondo e con il farsi sempre più incerto dell’equazione “industria=lavoro sicuro=benessere”, non poche persone sono tornate a guardare alla campagna come possibile fonte di reddito e, ancor più, come stile di vita forse meno rassicurante ma certamente più appagante.
Coloro che nello specifico sono tornati o hanno approcciato per la prima volta la produzione vitivinicola si sono ben presto resi conto che la strada da percorrere non poteva che essere una: quella della qualità.
Nell’impossibilità di raggiungere i cugini del Piemonte meridionale sul piano delle quantità, è risultato ovvio che la sfida era da portare su quello qualitativo, sfruttando nel migliore dei modi le straordinarie specificità del territorio.

Come detto all’inizio il Boca è stato tra le denominazioni più penalizzate tra il dopoguerra e gli anni’90. Le poche vigne rimaste, quasi sempre affidate alla cura degli anziani, avevano il pregio di mantenere le ormai celebri “Maggiorine”. Si tratta di un impianto composto da tre piante di vite tra loro intrecciate che danno origine a 4 capi a frutto, orientati secondo i punti cardinali e assicurati a pali posti ai 4 angoli di un quadrato ideale.
Sopravvive in questo impianto il ricordo dei tempi in cui la vigna si cresceva tra gli alberi da frutto: un sistema che viene fatto risalire ai romani o addirittura ai celti.

Molte di queste vigne esistono tuttora e oggi, a Boca, vengono gelosamente protette, conservate e sfruttate, pur essendo interamente da curare a mano. Sono portatrici di una grande quantità di uvaggi autoctoni: nebbiolo e vespolina, naturalmente ma anche dolcetto di Boca, barbera, croatina, slarina, uva rara ed erbaluce.
Da questi vigneti i produttori traggono le proprie versioni del “vino del contadino”, ma grazie alla cura dedicata in vigna e cantina i risultati vanno molto al di là del tipico “vinello da pasto” e garantiscono una straordinaria territorialità.

Nelle superfici disboscate e riportate a Vigna, dove ormai il bosco nascondeva i vecchi terrazzamenti, i produttori sono tornati a piantare soprattutto nebbiolo e vespolina, i due uvaggi che si sposano nel Boca doc.

BOCA PIEMONTE: VINO E PRODUZIONE

Il Boca può essere prodotto in tutto il territorio del comune omonimo e nelle porzioni collinari dei comuni di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco. Questi paesi fanno parte della provincia di Novara e, nel loro complesso, definiscono il territorio vitivinicolo piemontese più orientale.

Il disciplinare della nostra doc richiede che il Boca sia prodotto con una percentuale di uve nebbiolo che va dal 70 all’85 per cento. Per la restante parte i soli uvaggi ammessi sono l’Uva Rara (Bonarda) e la Vespolina, ma la maggior parte dei produttori impiega ormai solo quest’ultima.
La Vespolina, con il suo rubino brillante e i sentori di pepe e di spezie, è la sposa ideale per l’austero, profondo Nebbiolo anche se questi due splendidi vitigni sono in realtà imparentati.

Immaginiamo ora di raggiungere Boca dalla bassa Valsesia, cioè da Grignasco attraverso la strada della Traversagna.

Va detto innanzitutto che il comune di Grignasco riveste un valore simbolico rispetto allo spopolamento delle campagne ricordato più sopra. Qui l’irresistibile polo d’attrazione fu l’omonima Filatura, società leader italiana nella produzioni di filati di lana. Oggi purtroppo questa gloriosa realtà industriale sta facendo il suo ingresso nel mondo dei ricordi e in quello dell’archeologia industriale.

Ma lasciamo il mondo dei ricordi ed entriamo in quello dell’attualità del vino.

I CRU DEL TERRITORIO: LA TRAVERSAGNA

La Traversagna non è solo una strada ma anche uno dei cru principali del territorio, con terreni caratterizzati da porfidi vulcanici che tendono al rosa e al giallo. Giunti a metà strada tra Grignasco e Boca le vigne si fanno estese e ben visibili dalla strada. E’ questo il solo tratto del nostro territorio ad assumere, nel paesaggio, caratteristiche simili a quelle delle Langhe.
Altrove le vigne si trovano solo imboccando strade secondarie in mezzo ai boschi o facendosi scortare dai produttori.
In testa a diverse vigne o in cresta di collina si vedono i tipici “casotti” ottocenteschi. Non si tratta né di piccole cascine né di semplici rimesse per gli attrezzi ma di suggestive, piccole case che nei tempi andati venivano utilizzate dai tanti proprietari terrieri che non risiedevano nella zona.

IL SANTUARIO DI BOCA

La Traversagna conduce all’imponente santuario di Boca, ultima opera incompiuta dell’architetto Alessandro Antonelli – originario di Maggiora – cui si devono la Mole Antonelliana e la cupola di San Gaudenzio di Novara: un alfiere del neo-classicismo che ha portato questo stile a risultati…giganti.
Se ci fossimo trovati qui ai primi del ’900 ci saremmo visti al centro di un unico anfiteatro di vigneti. Oggi le prime vigne si vedono a sinistra del tempio. Da qui partono alcuni sentieri che conducono ai terreni che appartengono al comune di Cavallirio.

 

boca piemonte santuario facciata

Boca Piemonte: il santuario (credits)

 

Tra il santuario e il centro di Boca parte la piccola carrozzabile che conduce ad altri due importantissimi cru, le Piane e Montalbano. Imboccandola si accede al Parco Nazionale del Monte Fenera.
In queste due zone i porfidi vulcanici tendono al rosso, ciò che già si intuisce dal fondo stradale nei tratti in cui manca l’asfalto.

UNA “SUMMA” DEL TERRITORIO DI BOCA IN PIEMONTE: LE PIANE

Le Piane costituiscono una sorta di riassunto o di summa del territorio di Boca: colline e prealpi – a volte aspre, altre dolci – si susseguono come onde fin dove giunge lo sguardo ed è ben visibile quanto si mantenga ancora oggi la proporzione tra boschi e superfici vitate.
Alcuni splendidi vigneti salgono ordinatamente lungo dolci pendii mentre, più in alto, antiche maggiorine hanno, soprattutto in inverno, un aspetto più arruffato e un po’ arcigno.

IL BOCA DOC A MONTALBANO: VIGNETI A MAGGIORINA E UNA VISTA SPLENDIDA

E siamo infine a Montalbano. La nostra cascina/castello che prende o da il nome alla zona – ed è un toponimo vecchio di almeno 600 anni – è preceduta da una schiera di vigneti a maggiorina. La nostra vigna dedicata alla produzione del Boca doc si estende ai piedi della cascina stessa, ed essendo esposta a sud permette, oltre al suo confine, che lo sguardo vaghi fino alla bassa piemontese e a quella lombarda.

boca piemonte produttori e cascina

 

A est di Montalbano, non più di un centinaio di metri in linea d’aria, si trovano i versanti collinari che insistono sul vicino paese di Maggiora. Qui si trovano vigne a oltre i 500 metri di quota, al limite di quanto concesso dal disciplinare del Boca doc. La vista è altrettanto clamorosa e i vigneti ancora più nascoste tra i fittissimi boschi.

Ci auguriamo che queste informazioni vi abbiano trasmesso qualche suggestione in più sul Boca e il suo territorio e che costituiscano un invito a girovagare nel nostro territorio, programmando visite ai produttori o, meglio ancora, capitando per caso dopo aver imboccato un sentiero o una strada secondaria.